Una nuova unità nazionale
Abbiamo cominciato presentando una prospettiva realista e visionaria di unità nazionale, agenda 2013. La questione ha preso piede nel corso degli scorsi mesi. Ecco come.
21 AGO 20

Abbiamo cominciato presentando una prospettiva realista e visionaria di unità nazionale, agenda 2013. La questione ha preso piede nel corso degli scorsi mesi. Ecco come.
In un commento apparso oggi sul Foglio l'Elefantino scrive che "tutto risulta insensato tranne una prospettiva realista e visionaria di unità nazionale, agenda 2013. Nessuno ha da guadagnare alcunché dalla ripresa delle vecchie cattive abitudini" [continua a leggere].
Su un governo di unità nazionale avevamo già scritto all'inizio di marzo. Il teorema del 2013 sembrava uno solo: "Prendete un foglio bianco, segnate i punti di divisione per gli ultimi vent’anni su una colonna, sull’altra gli obiettivi comuni a tutti. Vedrete che, alla luce della crisi e del montismo, 'tutti' è parola nuova" [continua a leggere].
Tutto ebbe inizio quando abbiamo raccontato di come "Berlusconi stia accarezzando con cautela un progetto: sciogliere il Pdl (Popolo delle libertà) e chiedere all’Italia moderata, riformista e liberale sotto tutte le latitudini di unirsi in un cartello elettorale tra soggetti diversi e distinti per il quale c’è già una proposta di nome: 'Tutti per l’Italia'" [continua a leggere].
Ma il triumvirato formato Alfano, Bersani e Casini si comportava "come se appartenessero, per quanto in un ruolo non esecutivo di maggioranza parlamentare, a un governo di unità nazionale. Negoziano le cose da fare, parte in segreto parte in pubblico, e concordano le questioni più gravi e delicate, dalla legge elettorale alla politica economica, pensioni e mercato del lavoro per esempio" [continua a leggere].
Il Cav. ci è notoriamente amico, e magis amica la serie di riforme che alla fine sono arrivate: erano dure a farsi con la legittimazione democratica piena, in questo sistema politico di merda e con un personale troppo indefessamente andreottiano, si stanno facendo strada con una legittimazione euro-tedesca e Bce. Meglio di niente, anzi, una buona cosa. A patto di saperla riconoscere e di scrivere “l’altro teorema”, che ha il nome provvisorio di “Tutti per l’Italia” [continua a leggere].
E quindi anche al Pd toccherà quel che Bersani non vuole, ristrutturarsi e competere con un suo cartello all’insegna di un qualche “tutti per l’Italia”. “Tutti” è parola totalitaria, vischiosa, infida, ma oggi qui da noi è parola nuova, e designa una fase [continua a leggere]. E' una coalizione di unità programmatica nazionale per l’anno 2013, che ha uno scopo realistico: dotare il Parlamento e il paese, se il cartello da Casini a Berlusconi (Ppe) avesse successo, di una maggioranza esplicitamente disponibile a fare un tratto di strada riformatrice in collaborazione con un cartello progressista che lavori, anch’esso esplicitamente, nella stessa direzione, sotto il segno dell’esperienza Monti e nel solco di altre esperienze europee come la Grosse Koalition tedesca (può succedere l’inverso, la vittoria del cartello progressista, ma è sostanzialmente la stessa cosa) [continua a leggere].
Far crescere un paese e rilanciarlo in una tempestosa crisi finanziaria mondiale ed europea, superando in breccia il rigore che al tempo stesso salva e uccide, e fare tutto questo senza la legittimazione di una scelta politica decisa dai cittadini, dopo una discussione libera e feconda che vara una maggioranza politica, è roba da far tremare le vene dei polsi. Però bisogna tifare Monti, in un certo senso. Specie ora che Monti si è messo contro Monti [continua a leggere].
All'inizio di marzo questa idea del grande cartello elettorale dei moderati (con Casini e Fini),aveva sfondato nel Pdl (“Vogliamo costruire questo grande soggetto politico moderato e riformista”, diceva Fabrizio Cicchitto), e anche nelle fasce più indipendenti del Terzo polo. “Tutti per l’Italia? Ci sto tutta la vita”, aveva detto Gianfranco Micciché [continua a leggere] e la teoria della grande coalizione per il 2013 si fa largo, sempre di più: pensionare il Pdl, creatura che ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva, per ricostruire il polo dei moderati con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini [continua a leggere]. Casini, in particolare, ha l’occasione di dettare l’agenda ai moderati italiani dando vita a un nuovo grande contenitore delle forze moderate. E non coglierla, quell’occasione, sarebbe davvero un errore blu [continua a leggere].
Alla fine di marzo scorso Pisanu si è proposto al Cavaliere per una mediazione con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini in vista delle elezioni del 2013. Con il Cavaliere, l’ex ministro ha recuperato l’idea di “tutti per l’Italia”, ovvero il cartello elettorale dei moderati che dovrebbe riunire Alfano, Casini e Fini in un unico listone elettorale per le politiche. Berlusconi ha ascoltato con attenzione la proposta: “Mi fa piacere se ci provi”. Tuttavia ha poi aggiunto, con un sorriso impercettibile, a filo d’erba: “Io sono ben disposto nei loro confronti. Ma non sono sicuro che la cosa sia reciproca” [continua a leggere].